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Usucapione: utilizzare un immobile per vent’anni non basta per diventarne proprietari
Utilizzare un terreno o un immobile per oltre vent’anni non significa acquisirne automaticamente la proprietà per usucapione. È necessario dimostrare un possesso effettivo e continuativo, esercitato con modalità corrispondenti a quelle di un vero proprietario.
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 26075 del 1° ottobre 2026, ha ribadito questo principio esaminando una controversia relativa a un terreno utilizzato per anni come deposito, recintato e sottoposto a interventi di manutenzione. La Corte d’Appello aveva respinto la domanda di usucapione e la Cassazione ha confermato la decisione.
Il punto fondamentale è che il semplice utilizzo del bene, anche se prolungato nel tempo, non è sufficiente a dimostrare l’acquisto della proprietà. Occorre provare comportamenti concreti e inequivocabili che manifestino l’esercizio del possesso come proprietario, senza limitarsi a un’attività di semplice godimento o tollerata da altri.
Chi invoca l’usucapione deve quindi fornire prove adeguate delle modalità e della durata del possesso, attraverso documenti, testimonianze e altri elementi idonei a dimostrare la situazione effettiva.
La decisione ricorda, pertanto, che il decorso di vent’anni non è sufficiente, da solo, a trasformare l’utilizzo di un immobile in un diritto di proprietà: ciò che conta è la natura del possesso e la capacità di dimostrarne concretamente tutti i requisiti previsti dalla legge.
A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione, II Sezione civile, con l’ordinanza n. 26075 del 1 ottobre 2026.



